venerdì 26 settembre 2014

Croci USA nella Bassa



Croci Usa nella Bassa - Un libro di Montella sull'arrivo degli alleati a Mirandola
E' un frammento di storia inconsueto e assolutamente poco esplorato, quello del quale si occupa Fabio Montella nel suo ultimo libro edito con il contributo del Comune di Mirandola e intitolato "Alba di libertà. Mirandola e gli Alleati tra Liberazione e Ricostruzione" (Mirandola 2007, 96 pagine, fuori commercio). L'insolito viene annunciato già dalla copertina. La foto che vi compare riproduce infatti il cimitero ricavato in un terreno agricolo nei pressi della chiesa di San Martino Carano e che dal 1945 al 1961 ospitò, sotto centinaia di croci bianche bene allineate, le salme di altrettanti soldati degli eserciti che si affrontarono sul suolo italiano. Quelle dei militari americani vi rimasero tre anni, fino al 1948; i Tedeschi, invece, fino al 1961.
Quel cimitero resta ora solo nei ricordi degli ultra sessantacinquenni e in una targa commemorativa apposta sul luogo il 27 aprile scorso dall'Amministrazione comunale. E si può dire che riassuma le vicende di quei giorni tumultuosi, grosso modo racchiudibili fra il 10 e il 22 aprile 1945, vale a dire fra lo sfondamento della linea Gotica, in Appennino, a opera degli Alleati e la liberazione di tutte le città e paesi della pianura, in molti casi anticipata dalle formazioni partigiane.
Quelli che sono sempre stati liquidati in fretta come "ritirata tedesca verso il Po" e "arrivo degli Americani", qui diventano invece una circostanziata ricostruzione di giorni convulsi e sanguinosi. Nei quali i reparti della Wehrmacht, pur non commettendo qui le efferatezze delle quali si macchiarono in altre località, tennero ben serrati i ranghi, nonostante l'ineluttabile sconfitta. E non rinunciarono a rispondere colpo su colpo agli attacchi portati sia dal cielo, con i bombardamenti e i mitragliamenti alleati, che da terra, dalla sempre più organizzata guerriglia locale. Dunque, rappresaglie, impiccagioni (terribile quella dei sei giovani della comunità di don Zeno, appesi ai lampioni di San Giacomo Roncole in risposta all'uccisione di due militari tedeschi), fucilazioni dopo processi sommari non mancarono di certo in quei giorni, per lo più in risposta alle azioni dei partigiani.
Poi ci fu l'arrivo degli Alleati, accolti festosamente della popolazione, sollevata da un evento che poneva termine ai cupi mesi dell'occupazione, aprendo una pagina nuova di storia dopo il ventennio fascista. La ricerca di Montella, condotta anche su archivi privati e con l'apporto di straordinarie immagini fotografiche per lo più inedite, non trascura la vita cittadina negli anni precedenti il conflitto. Ma dà il meglio sui fatti, molto meno conosciuti, dell'immediatamente prima e dopo la Liberazione di Mirandola: l'organizzazione dei più di mille prigionieri tedeschi catturati, l'allestimento del Comando e dell'ospedale alleato, i Mirandolesi che vi trovarono lavoro, l'ospedale veterinario per i cavalli e i muli messi all'asta una volta curati, gli approvvigionamenti problematici, le incomprensioni con il Comando alleato, le venti uccisioni di ex fascisti detenuti, quelle misteriose di alcuni ex partigiani, le personalità, come il primo sindaco Nino Lolli, che si misero in luce nella ricostruzione, i primi passi dell'Amministrazione comunale.
E poi quello strano cimitero, il più a nord fra i 18 creati in Italia dall'esercito Usa, che arrivò a ospitare fino a 1.514 salme, portate a Mirandola dentro teli bianchi e con i camion da tutti i luoghi degli ultimi combattimenti. Fu smantellato nel 1948, quando i resti dei caduti vennero in buona parte rimpatriati, mentre circa trecento furono trasferiti nel cimitero americano di Firenze. A San Martino Carano restarono solo 334 salme di caduti tedeschi delle cui sepolture e della relativa riconoscibilità, per un paradosso della storia, dovette occuparsi - e le autorità federali tedesche gliene daranno atto - il Comune di Mirandola. Fino al 1961, quando vennero traslate al grande cimitero tedesco del Passo della Futa.

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